Luciano Rispoli Psicoterapeuta: Il Linguaggio degli occhi

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Di seguito un interessante articolo a cura dello psicoterapeuta e professor Luciano Rispoli sul legame tra mente e corpo.

Il Linguaggio degli occhi

Come ho scritto molti anni fa, e come oramai è riconosciuto da tutto il mondo scientifico, corpo e mente sono un’unica realtà: non è la mente che controlla il funzionamento del corpo, e il corpo non è lo specchio dei problemi psichici come si pensava fino a non tanto tempo fa. E neppure è corretto dire che corpo e mente sono due facce diverse ma parallele, del funzionamento umano.
Finalmente oggi sappiamo che c’è una vera e completa integrazione di tutti i piani psico-corporei: cognitivo, emotivo, simbolico, senso-motorio, posturale, endocrino, neurovegetativo, immunitario.

Il corpo
Il corpo è un elemento importante della relazione tra esseri umani. Saper leggere il modo di porsi dell’altro è senz’altro molto utile, anche all’interno semplicemente della comunicazione.
Si è parlato e si parla da tempo del cosiddetto “linguaggio del corpo”. E’ importante chiarire subito un punto fondamentale: non è possibile costruire un vero e proprio vocabolario dai segni che arrivano dal corpo.
– Innanzitutto perché la comunicazione tra persone non si svolge solo attraverso il livello non verbale, ma attraverso tutta la persona, anche se il livello non verbale è molto importante, dal momento che per la gran parte è non consapevole, e quindi ha un impatto molto forte sull’interlocutore, che non può filtrare e ragionarci sopra.
– Un secondo punto riguarda le differenza di funzionamento tra persona e persona, differenze che derivano dalla storia di ciascuno, dalle esperienze realizzate nella propria famiglia fino a quelle più generali e ampie nella società; differenze che non permettono di categorizzare in modo rigido e di omogeneizzare tutte le espressioni del corpo.
– Un terzo punto è legato al fatto che le varie parti del corpo non possono essere abbinate in modo meccanicistico a singole e determinate emozioni. Queste erano ipotesi e teorie degli anni ’70 e ’80, ma che si sono rivelate limitate e non corrispondenti alla realtà. Oggi sappiamo che un bambino vive le differenti emozioni, non con singole parti del corpo ma con tutto il corpo; anzi possiamo dire che i differenti vissuti sono collegati all’intero organismo (movimenti, posture, sistema neurovegetativo, sistema endocrino, sistema sensoriale).
Da tempo il Neo-Funzionalismo guarda ai Funzionamenti complessivi mente-corpo, senza cadere più nelle tipologie e in modalità meccanicistiche superate, ma anzi studiando e guardando alla persona nella sua globalità mente-corpo.

Lo sguardo
Dopo aver ben precisato che non ha senso parlare di una rigida e meccanicista tipologia di significati, possiamo però considerare che possono esserci (almeno in parte) funzionamenti di base comuni alle persone in generale. Sono soprattutto quei linguaggi legati ai sistemi fisiologici dell’organismo, e perciò in parte aspecifici: il rossore del viso, le pupille dilatate, il respiro affannoso toracico, gli irrigidimenti muscolari, il digrignare dei denti, e così via.
Anche nello sguardo si possono ritrovare funzionamenti legati a questi pattern: e in particolare , nello sguardo agiscono meccanismi che sono direttamente legati a circuiti neuronali, i quali inducono movimenti ben determinati.
A partire da queste indicazioni neurofisiologiche, e con l’aggiunta delle esperienze accumulate in anni di psicoterapia Funzionale, possiamo tracciare un quadro che ci aiuta a comprendere l’altro con cui stiamo comunicando, osservando il suo sguardo.
Ricordando che questi modi di interpretare lo sguardo non possono essere considerati come assoluti, non costituiscono un vocabolario unico e universale, ma sono un qualcosa in più che possiamo utilizzare in un profondo contatto comunicativo.

1. Occhi che guardano sopra a sinistra o a destra
TROVARE IDEE
La persona cerca nei pensieri, nei ricordi, astraendosi dal contatto visivo con ciò che è intorno in quel momento, con l’interlocutore, per raccogliere dati utili a far nascere e mettere a punto idee, per precisare meglio il suo punto di vista.

2. Se guarda molto a sinistra o a destra, riguarda più volte in queste due direzioni
IMPAZIENTE, NON ASCOLTA, VUOLE PARLARE
Non c’è il contatto diretto con lo sguardo dell’interlocutore. E’ probabile che l’ascolto vero diminuisca e ci sia il desiderio di parlare ma senza avere la decisione di interrompere l’altro. E’ un segnale di impazienza, e in un certo senso anche di ansia per la voglia di dire la propria. E’ quasi come se la persona guardasse intorno a cercare qualcuno che l’aiuti in questo.

3. Occhi che si muovono molto
ANSIA, PREOCCUPAZIONE, FRAGILITÀ
Anche qui si rileva una probabile impazienza nell’ascolto, ma associata anche a una non piena consistenza. E quindi si può trattare di una situazione di agitazione che non permette un dialogo pieno. Ci sono pensieri, preoccupazioni, livelli emotivi che non danno quella serenità indispensabile nel dialogo, e soprattutto nell’ascolto.

4. Occhi che sbattono e si chiudono con grande frequenza
POCO CONTATTO, TROPPO SU DI SÉ E PIENI DI SÉ
Si può pensare a un atteggiamento di non apertura all’altro, a una modalità che rappresenta un rivolgersi in realtà a se stessi e alle proprie idee. Può essere anche un vezzo, ma alche in questo caso sembra rilevare un essere più con sé che con l’altro.

5. Sguardo dal basso in alto
TIMORE, ESSERE GUARDINGHI, SOGGEZIONE
Questo tipico modo di guardare con la testa leggermente abbassata (uno sguardo di sottecchi) , sembra rivelare un non esporsi direttamente allo sguardo dell’altro. Lo sguardo di consistenza, di sicurezza di sé, di capacità ad affrontare con la Forza calma l’altro, è invece diritto alla stessa altezza degli occhi dell’altro, è un affrontare (che non è detto debba essere uno scontrarsi) – come si dice – “a testa alta”.
In questo sguardo dal basso vi è, dunque, timidezza, un guardare senza farsi vedere troppo; e dunque anche una necessità di capire bene prima di aprirsi veramente.

6. Sguardo assente, Occhi che vagano intorno
INSICUREZZA, SMARRIMENTO
Lo sguardo vaga intorno senza avere un punto o un oggetto su cui si sofferma. Non è un guardare in giri per esplorare, ammirare un panorama, rendersi conto dei luoghi. E’ uno sguardo che si muove intorno come se non comprendesse e non riconoscesse niente. E’ uno sguardo di angoscia, che rivela non tanto la difficoltà di ascoltare per la voglia di parlare, quanto una distanza, una non comprensione, unessere persi in un mondo che non è chiaro né comprensibile.

7. Occhi socchiusi
DIFFIDENZA, SCRUTARE, AVVERTIRE
Qui sembra che ci sia una necessità di non aprirsi troppo, anche se non nascondendosi come nel caso precedente. Gli occhi creano una certa barriera o un filtro: “non puoi scrutare dentro di me”. A volte gli occhi socchiusi rappresentano un vero e proprio messaggio all’altro, specie quando vi è una espressione del viso un po’ dura, una mascella che si serra leggermente: un messaggio di minaccia velata, un avvertimento di ostilità.
SOFFERENZA DISSIMULATA, SOFFERENZA MISTA A TRISTEZZA
Questo sguardo, specie se non vi è una espressione del viso indurita, può rivelare una situazione di stanchezza e sofferenza, sia fisica che morale. La persona cerca di non andare direttamente nel lamento o nella espressione di dolore, cerca anchge di sorridere, ma la sofferenza è comunque alla fine visibile.

8. Occhi spalancati
MERAVIGLIA, STUPORE
E’ un guardare meglio qualcosa che non ci si aspetta, che affascina. Spalancare gli occhi è una espressione tipica di stupore. E infatti, spalancare gli occhi permette alle immagini, e alla luce di queste immagini di entrare maggiormente dentro di noi. A occhi spalancati vediamo meglio. Ma – come è ogni espressione di meraviglia, cioè breve – gli occhi non possono restare a lungo spalancati (per non essere feriti dalla luce); e dunque questo sguardo non può durare a lungo.
PAURA
Anche nel caso di qualcosa che spaventa la persona gli occhi si spalancano: ancora una volta per vedere meglio, ma questa volta per allarme, per capire bene il pericolo, per valutarlo e sapere come eventualmente reagire.

9. Occhi liquidi
SENSUALITÀ
Lo sguardo si ammorbidisce, diventa “languido”, e gli occhi sono ricoperti da una patina quasi liquida, come da una copertura che li avvolge, Gli occhi non sono né spalancati né troppo socchiusi; indicano desiderio e soprattutto piacere. Si può pensare a un effetto tipico di piena vagotonia (connessa alla calma, al benessere) che facilita l’inumidirsi degli occhi, e che li aiuta a lubrificarsi (al contrario dell’indurirsi, asciutti, sotto l’effetto della simpaticotonia che è il sistema dell’attivazione e dell’allarme).,.

10. Occhi brillanti
ENTUSIASMO, GIOIA, VITALITÀ
Gli occhi sono irrorati, leggermente spalancati, quasi sembrano uscire dalle orbite per gioire, per andare verso il mondo, nel mondo. Come se volessero gridare la loro felicità e trasmetterla agli altri. Ovviamente si accoppiano a espressioni del viso di gioia. E’una piena apertura di espressioni emotive.

11. Occhi tristi
TRISTEZZA, DISPIACERE
Gli occhi sono poco aperti, un po’ umidi di pianto (ma non come gli occhi liquidi), un po’arrossati perché la tristezza (specie con il pianto) richiama un afflusso di sangue ai capillari per sostenere la fatica (gli occhi si arrossano anche per la stanchezza) della sofferenza.

Il Neo-Funzionalismo e i Sistemi Integrati
E’ interessante, comunque, comprendere che oggi questo leggere il corpo, e in particolare lo sguardo, può e deve essere integrato con le conoscenze che il Neo-Funzionalismo ha da tempo messo a punto relativamente ai Funzionamenti complessivi della persona. Non basta più parlare di linguaggio del corpo. Mente e corpo sono una cosa sola, un insieme di Sistemi fondamentali profondamente integrati tra di loro, che non possono essere visti in modo separato. E si tratta di Funzionamenti presenti sin dalla nascita, riconoscibili e ben descritti, che nella fase evolutiva prendono il nome di Esperienze di Base. Una teoria, quella delle Esperienze di Base che permette di guardare con molta più precisione come funziona la persona, anche nella relazione e nel dialogo con l’altro.


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