Luciano Rispoli psicoterapeuta: Aspettando la legge regionale sui consultori.

in Paese Sera, 1979.

Non arriva nonostante il tempo incredibilmente lungo da quando il Comune ha promosso la consulta sociosanitaria cittadina per realizzarli – La partecipazione di gruppi di base e operatori fu produttiva – Le speranze si sono infrante sugli ostacoli del potere tradizionale (da trent’anni in mano alla Dc)


Sono passati 3 anni da quando il Comune di Napoli (gli assessorati alla Sanità e all’Assistenza) si fece promotore della «Consulta Sociosanitaria» cittadina, per discutere i problemi del­l’organizzazione e della gestione dei consultori e dei centri sociosa­nitari.

La partecipazione di organizzazioni, gruppi di base cd operatori fu veramente notevole e produttiva, ma le speranze si infransero sugli ostacoli che i centri di potere tradizionali (da trent’anni in mano alla Dc) opposero alla realizzazione di quei progetti.

Questo però non significa che quella strada e quelle scelte fossero sbagliate e che non si dovesse spingere nel senso di un decentramento della gestione dei servizi sociali, e del coinvolgi­mento per una maggiore partecipazione di tutti coloro che effetti­vamente operavano nel settore.

Venne poi la legge sul finanziamento dei consultori pubblici e privati. Era nata sull’esigenza di creare servizi qualificati nel territorio sui problemi dell’infanzia, delle donne, della maternità responsabile; scaturiva da una crescente domanda della popolazio­ne su questi problemi.

Ma la legge regionale la Campania la sta ancora aspettando, nonostante le lotte e le indicazioni delle organizzazioni femmini­ste, dei gruppi di base e dei partiti della sinistra perché i consultori si realizzino al più presto, e si realizzino come servizi sociali pubblici.

Ma intanto tutto era fermo. La stessa riforma sanitaria, con le sue unità sociosanitarie locali, si faceva aspettare finché, come era purtroppo prevedibile, il governo ne ha decretato un ulteriore slittamento di sei mesi. Oggi finalmente si aprono degli spiragli: i consultori istituiti dal Comune.

Finalmente la tendenza di iniziare a costruire delle realtà nuove, delle strutture pilota; in attesa della più generale e ampia riforma, è riuscita a vincere resistenze e opposizioni delle forze più immobi­liste.

Noi che facemmo parte della Consulta, pur delusi dalla mancanza di gestione collettiva nella fase progettuale, non possiamo che salutare l’iniziativa con gioia. Questo però è un momento importante e delicato.

Innanzitutto è necessario coordinare e collegare le attività del consultorio, quelle dell’assistenza psichiatrica (istituita dalla famo­sa legge 180) e quelle degli animatori del Comune per l’infanzia (agli animatori della 285) i quali hanno di recente iniziato il loro intervento nei 22 distretti della città.

Più volte il Coordinamento dei Gruppi di ‘Animazione di Napoli ­(Mensa dei Bambini -Centro W. Reich – MCE – Centro Bambini -­ Centro Medicina Sociale di Giugliano) aveva presentato un pro­getto di intervento socioculturale globale sul territorio, che preve­deva un livello di formazione e omogeneizzazione di tutti gli operatori, un aspetto più specificamente operativo, e un livello di ricerca teorica e di verifica che utilizzasse Università, gruppi di base, centri di ricerca, e coinvolgesse operatori di vari settori del territorio (Scuola – Centri sociosanitari – Ospedali – Consultori – ecc.) Gli animatori del Comune hanno intrapreso un tentativo simile, entrando in collaborazione con realtà esistenti sul territorio, quali il Centro Studi W. Reich, il Teatro S. Ferdinando, la Mensa dei Bambini Proletari. Si tratta ora di spingere perché questo non muoia sul nascere, ma possa continuare cd anzi ampliarsi.

In secondo luogo il momento è delicato perché è necessario impostare questi servizi, sin dal loro costituirsi, in modo qualitati­vamente differente, secondo le indicazioni che la consulta sociosa­nitaria espresse così esplicitamente. E cioè partendo dalle esigenze degli utenti, dalle risorse del territorio, abbattendo il ruolo di potere dilagante di medici e tecnici in genere, ribaltando il tipo di committenza tradizionalmente fondato sulla delega e sulla passività.

Ma non basta. La nascita di questi servizi sociali deve diventare un momento di coinvolgimento profondo di tutti quelli che opera­no nel settore, affinché se ne possano utilizzare appieno il bagaglio di esperienze, di ricerca e di pratica (sia dell’Università sia dei gruppi di base, sia dei gruppi che operano anche al di fuori di Istituzioni ufficiali).

É necessario infatti non solo realizzare un servizio, ma operare una continua fusione tra operatività, verifica dei risultati e nuova elaborazione teorica.

In altre parole è indispensabile collegare ricerca e intervento per potere realizzare due obiettivi fondamentali: un’opera efficace di prevenzione e una trasformazione di cultura e mentalità, nel senso di una sempre maggiore partecipazione collettiva alla gestione della cosa pubblica, e una sempre più sentita esigenza di divenire protagonisti della propria salute e della propria esisten­za.