Luciano Rispoli Psicologo Psicoterapeuta: La Scuola a distanza nell’era della rivoluzione di Internet

luciano rispoli psicologo psicoterapeuta

La didattica a distanza
Si discute molto sulla didattica a distanza (DAD); se fa bene se fa male, quanto faccia male; e si discute molto (da tempo) anche sull’uso di internet attraverso computer e cellulari: se faccia male oppure no.
Ma non è possibile eliminare l’avanzamento della tecnologia, così come non possiamo eliminare la didattica a distanza, non solo nei momenti di emergenza nei quali può essere soluzione indispensabile, ma anche relativamente a condizioni di normalità perché si stava affermando prima del virus, con le università telematiche e i corsi in streaming.
E allora proviamo a fare un altro tipo di discorso, proviamo a vedere che effetti hanno l’uso dei cellulari e di internet, la presenza sempre più massiccia delle immagini, del visuale, sulla persona, in particolare su bambini e ragazzi; per poter poi capire veramente cosa si può fare per aiutarli in questa era tecnologicamente avanzata alfine di preservare la loro salute piena, l’armonia, l’integrità, il loro buon funzionamento.

La rivoluzione tecnologica
La grande rivoluzione di Internet ci ha proiettati nel mondo, ha annullato distanze che già erano state accorciate da mezzi di trasporto sempre più veloci; e i cellulari sono diventati le nostre finestre personali in questo essere nel mondo, finestre che possiamo utilizzare tutto il tempo che vogliamo, sempre con noi.
Ma ci sono effetti negativi collaterali di questa rivoluzione?
Si è scritto veramente tanto su questi temi; però io oggi voglio presentarveli da un’angolazione un po’ diversa (alla quale lavoro oramai da molto tempo): quella delle Funzioni psichiche e corporee al contempo che costituiscono l’organismo-persona, la persona vista nella sua totalità.

Già da molto tempo il mondo più tecnologicamente avanzato ha visto un progressivo prevalere del visuale, con un vero e proprio bombardamento di immagini, a discapito degli altri livelli sensoriali di cui noi esseri umani siamo dotati: immagini che provengono da cinema, televisione, pubblicità stradale, computer e cellulari. Sono prevalentemente immagini, e, in un quantità minore, suoni; che però stanno anche loro aumentando (basti pensare che oramai stabilimenti balneari, bar e piscine mettono musica tutto il tempo).
Nei miei viaggi in alcuni paesi dell’occidente (pochi purtroppo) mi sono trovato in una strana atmosfera di calma, e a un certo punto mi sono accorto che nelle strade e nelle piazze c’erano pochissimi cartelloni pubblicitari, poche insegne luminose, e men che meno maxischermi video di pubblicità.

Ho scritto altre volte che noi esseri umani, come anche molti mammiferi, siamo animali di branco e che abbiamo bisogno di contatto con gli altri, ma di vero contatto. Un contatto che non può essere fatto solo di immagini e di parole. Molte ricerche dimostrano che un contatto affettuoso e caldo, gli abbracci, le carezze, incrementano enormemente uno sviluppo sano dei bambini, e non solo sul piano emotivo ma anche su quello cognitivo e a livello neuronale; e inoltre agiscono positivamente sul sistema endocrino e su quello immunitario.

Detto questo, non vogliamo però e non possiamo condannare gli sviluppi della tecnologia, anche se sono stati troppo rapidi e travolgenti. Quello che dobbiamo fare è comprenderne gli effetti sulla persona, e in particolare su bambini e ragazzi, per poterli compensare e far ritrovare salute e armonia

luciano rispoli psicologo psicoterapeuta

In questi schemi si evidenziano le conseguenze sul funzionamento del Sé (cioè della persona intera corpo-mente rappresentata dal cerchio interno con i suoi vari piani razionale, emotivo, motorio, fisiologico) causati dall’uso intenso del computer e dei videogiochi, e dall’aumento in genere del visuale nella nostra società.

Vediamo cosa succede in bambini e ragazzi. I movimenti tendono ad essere piccoli e veloci, con una carenza di movimenti ampi e intensi che possono dare una stanchezza sana, sazietà e soddisfazione. Da qui una tendenza a una irrequietezza motoria (perché non c’è sazietà nei movimenti che così continuano senza sosta) oggi sempre più diffusa. Sul piano emotivo si producono un senso di isolamento, una mancanza di calma profonda, e anche un accrescersi delle paure perché eventi negativi si intrufolano, attraverso questi mezzi, continuamente nelle loro vite. L’attenzione diventa troppo spesso puntiforme perché lo sguardo è concentrato sullo schermo (che nel caso del cellulare è ancora più piccolo) e la velocità con cui si interviene su questi mezzi è elevata: tutto questo produce inevitabili tensioni nel corpo, specie nelle spalle e nel collo (c’è un incremento preoccupante di dolori in quelle zone e di cefalee muscolo-tensive).

Le fantasie galoppano esageratamente come se tutto fosse vero e possibile, le aspettative aumentano e se non si realizzano c’è grande delusione e rabbia. I piccoli vogliono crescere subito, senza aspettare le importanti tappe che si devono attraversare, e l’apprendimento che li investe finisce per non avere gradualità (indispensabile per un sapere vero e una maturità che devono essere conquistati con impegno passo dopo passo). I piccoli pensano di sapere tutto e conoscere tutto: la guida delle persone esperte e sagge non interessa più: internet, facebook, twitter, instagram, tik tok sono i loro punti di riferimento, in una confusione caotica, in un mare magnum di dati nel quale non si può discernere ciò che è il vero sapere, ciò che può veramente aiutare, ciò che può essere una buona guida. Influenze positive certo, ci sono anche delle chiare influenze positive, come i collegamenti che si possono realizzare con tante persone e con tutto il mondo, nonché uno stimolo alla curiosità e a conoscere, ma purtroppo anche in questo caso inquinato da un mare di dati indiscriminati.

Cellulari e didattica da remoto 

Con i cellulari, oggi, tutto questo disequilibrio del Sé viene intensificato. In più si presenta un ulteriore effetto negativo, cioè l’attrazione potente che esercita l’avere il mondo sul proprio portatile, immagini e video di ogni tipo; attrazione che prevale nettamente sul piacere di muoversi, fare delle attività, leggere, suonare; con il risultato di un impigrimento e accartocciamento dei bambini e dei ragazzini. Fino ad arrivare ad una vera e propria dipendenza estremamente pericolosa nelle sue forme più avanzate (rifiuto di uscire, di staccarsi dallo schermo, di svolgere qualsivoglia attività, compresa la scuola). Certo, internet ci permette di realizzare una didattica on line che può risolvere problemi in momenti di emergenza. Ma, allo stesso tempo, dobbiamo capire (alla luce di quanto visto finora) che la scuola a distanza aggrava ulteriormente questa condizione di disequilibrio e compensazione: costringe a stare fissi su uno schermo, solo con il visuale, con movimenti piccoli e quasi inesistenti.

Viene a mancare il mondo sensoriale completo: dagli odori alla presenza della natura, al contatto pieno con l’altro, alle sensazioni tattili, al percepire la presenza degli altri in tutta la loro corporeità. Vi ricordate le meraviglie di un mondo che si è fatto sensorialmente più intenso durante il passato confinamento? Nella durezza della situazione c’era pur tuttavia la bellezza e la pienezza della sensorialità piena; i colori della natura più intensi, il canto degli uccelli, il fruscio più piccolo che si poteva avvertire nel silenzio. Questo mondo di pienezza sensoriale, a tutti i livelli, non può essere perso. La pandemia ce lo ha fatto capire meglio, ma lo squilibrio e a già in atto da prima. Una proposta metodologica A conclusione di questo discorso, è fondamentale comprendere quali rimedi ci possono essere a tutto questo.

La psicologia Funzionale può avere delle risposte importanti anche se non ancora ben conosciute. Si tratta della proposta di un intervento che può veramente porre rimedio a queste alterazioni: vale a dire i Laboratori di riequilibrio. Sono momenti complessivi di gioco, movimento, espressione emotiva, percezione, comprensione, che possono essere realizzati nelle Scuole all’interno dell’orario scolastico, con tecniche specifiche in grado di riattivare quei modi di funzionamento rimasti bloccati e limitati in una sola modalità stereotipata dalla preponderanza del visuale (vedi sopra). E si definiscono di riequilibrio perché vanno a riequilibrare quei Funzionamenti, vanno a riequilibrare il Sé complessivo mente-corpo.

Sono esperienze di movimenti ampi e soddisfacenti, metodi per avere uno sguardo più complessivo e non puntiforme, forme di apprendimento graduale, tecniche per la riapertura dei canali sensoriali sacrificati, tecniche per un allentamento di tensioni eccessive, esperienze che ridimensionano le fantasie e le aspettative più scollegate dalla realtà, metodi che recuperano capacità di contatto. Il coinvolgimenti delle istituzioni Ma non si può lasciare questo compito così importante alla responsabilità e buona volontà delle famiglie e men che meno direttamente ai piccoli; questo riequilibrio deve entrare a far parte, con piena dignità, nei percorsi di apprendimento e di formazione.

Ci sono – come dicevamo – tecniche e metodi specifici che il Neo-Funzionalismo ha messo a punto per realizzare questi obiettivi. Ora bisogna metterli in atto, attraverso Laboratori che la Scuola, il Ministero e altre Istituzioni coinvolte, devono promuovere a favore di tutti gli allievi della Scuola dell’obbligo, di ogni ordine e grado. Basterebbe una formazione a docenti e operatori condotta in tal senso, ad ampio raggio, da parte di esperti di Laboratori di riequilibrio, in brevi ma sufficienti Corsi di specializzazione.


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