Psicoterapia: La sessualità nell’infanzia.

Luciano Rispoli, 1979.

Se è vero che la, maggior parte delle scienze prende le mosse dall’osservazione empirica della realtà, non è per niente vero che esse, poi, riproducano e comprendano il mondo del sensibile. Esso o costituito da un numero elevatissimo di variabili, di sfumature, di fenomeni interdipendenti, per cui la scienza non ha, potuto far altro che costruire dei modelli, estremamente semplificati e schematizzati, che con la realtà, si può dire, non hanno più niente a che fare.


Si parla infatti di sistemi ipotetico-deduttivi, quando a partire da, alcune ipotesi iniziali sia possibile sviluppare un’intera teoria (purché non contraddittoria al suo interno); i sistemi assiomatico-deduttivi invece si fondano su assiomi, su verità apriori ed assolute in natura. Oggi anche i sistemi assiomatico-deduttivi vengono considerati ipotetico-deduttivi, in quanto si è ben lontani dal considerare gli assiomi come verità di natura. Il modello dunque è un insieme di elementi interdipendenti tra di loro, e il suo funzionamento deve servire soltanto a spiegare i fatti raccolti nelle osservazioni empiriche. Costruito il modello è possibile prevedere gli andamenti di certe relazioni ed utilizzarli anche nel reale. Le operazioni che invece si fanno sul modello (esperimenti) possono verificare la validità soltanto del modello. Questa precisazione, sulla separatezza del modello dalla realtà, apre le porte ad una ricchezza di osservazioni e di chiarificazioni, purtroppo quasi completamente assente nella cultura (!?) delle nostre scuole, nelle quali il tempo sembra essersi fermato ai dogmatismi aristotelici. Gli studenti hanno una concezione quasi religiosa della scienza; tutto quanto è “dimostrato scientificamente” è anche una verità assoluta e inopinabile. Se ci sono due teorie che in qualche modo si contrappongono ha sempre ragione quella venuta successivamente, quasi che sia soltanto una questione di “progresso scientifico”.

L’eredità lasciata dall’illuminismo tecnologico degli anni ’50 e ’60 si fa sentire notevolmente sulle nuove generazioni. E’ vero, miseramente caduta l’illusione che il progresso delle tecnologie e la razionalizzazione degli interventi avrebbero risolto i drammatici problemi dell’umanità (fame, povertà, sfruttamento, degradamento ambientale). Ma nonostante ciò, nonostante prenda sempre più piede un atteggiamento di denuncia ironica e dissacrante delle ingiustizie sociali, gli studenti delle nostre scuole continuano ad essere convinti che questa scienza è l’unica scienza possibile, e arrivano a ritenere che, al massimo, è sbagliato l’uso che se ne fa. In realtà la scienza è profondamente legata agli avvenimenti storici e politici contemporanei, e alle direttive del capitale che la sovvenziona. Basti ricordare che non esiste un unico modello capace di interpretare un determinato fenomeno, e che quindi optare per un modello o per un altro può avere notevoli conseguenze sull’organizzazione sociale, sulla cultura e sui comportamenti. Del resto anche l’angolatura sotto cui si effettuano le osservazioni scientifiche, e l’impostazione globale data alla ricerca, possono assumere une valenza ideologica ben precisa. Bisogna anche aggiungere che è ormai tramontato il mito dell’obbiettività della sperimentazione scientifica; lo sperimentatore entra a far parte dei dati delle osservazioni, ma anche la stessa. sistematizzazione e lettura dei dati dipende in notevole misura dallo sperimentatore. Da tutto ciò può ormai risultar chiaro che scienza e politica non possono essere analizzate separatamente, ma anzi che una costruzione scientifica, con le applicazioni pratiche e con la tecnologia che ne deriva, incide di ritorno sulla stessa realtà sociale, in un processo di trasformazione, quindi, tipicamente dialettico. Basti pensare a come si possono nascondere le cause di un fenomeno semplicemente facendo cassare come cosa più importante l’ottimizzazione del modello attraverso un raffinamento tecnico. Nel modello degli economisti borghesi, ad esempio, stanno in primo piano gli studi sull’inflazione, sulla recessione, sui processi deflattivi, ecc, e non si collegano più i fenomeni di crisi economica alle crisi di sovrapproduzione legate alla legge del massimo profitto, dello sfruttamento della mano d’opera, e della creazione di plus-valore (presenti invece nell’economia marxiana). Tutto quanto detto si può applicare anche al campo della sessuologia e della psicologia del profondo, con dei problemi in più, legati alla specificità della materia. Innanzitutto è necessario distinguere una tecnica terapeutica da un’indagine psico-fisiologica. La tecnica non può diventare teoria; l’indagine non può servirsi solo della tecnica terapeutica.

Molte scoperte sul funzionamento sessuale furono fatte nel corso di terapie psicanalitiche, e quindi condizionate da quel particolarissimo rapporto che si stabilisce a due, tra paziente e analista. La maggior parte delle osservazioni, inoltre, viene filtrata dai racconti dei soggetti in esame e quindi dalla loro soggettività. Le esperienze di tipo diretto sono ancora poche e influenzate dalla presenza degli sperimentatori o dei ricettori fisiologici, e dal fatto che i soggetti che si sottopongono agli esperimenti hanno rapporti sessuali non spontanei, ma condizionati dalla osservazione e dalla ricerca. Resta comunque il fatto che la sessualità non può essere circoscritta al funzionamento degli organi genitali. Gli strumenti di indagine sono quindi attualmente assai limitati e quanto meno “indelicati”. Per costruire una teoria della sessualità, oltre ai metodi di indagine cui abbiamo già accennato (osservazioni della realtà), si possono realizzare sperimentazioni su modello; ma anche qui le difficoltà sono notevoli. Il metodo della previsione del passato consiste nel ricostruire il passato di una persona soltanto attraverso il modello, attraverso la teoria, e verificare poi l’esattezza della previsione.    Metodo della previsione della psicologia dell’età evolutiva. Osservando il comtapormento dei bambini si possono fare previsioni e confrontarle col comportamento successivo. 

Metodi non analitici. Utilizzare altre branche della scienza quali l’antropologia culturale, la sociologia, l’etologia, ecc. per studiare il comportamento sessuale di popolazioni che non hanno subito il nostro processo evolutivo e culturale, o che si ritengono ad una fase di questo sviluppo. E’ chiaro ora quanto sia delicata questa materia e come non si siano ancora costruite delle valide teorie sulla sessualità, ma si tenda a considerare “teorie generali” osservazioni parziali e incomplete di alcuni studiosi. Per non parlare di pregiudizi, moralismi e tabù che abbondano ancor oggi. La facilità di manipolare e interpretare dati porta nella sessuologia a tendenze radicalmente opposte, direttamente influenzate da un atteggiamento aperto, progressista, di sinistra, o da una mentalità chiusa, repressiva e reazionaria. Si tratterà quindi di costruire una teoria della sessualità che sia anzitutto completa, che tenga conto delle basi materialistiche su cui poggia la sessualità, che smascheri l’ideologia conservatrice e la falsa neutralità di molti “sessuologi”. E’ necessario denunciare quanto sia dura e capillare la repressione dei bisogni istintuali in questa società, analizzare gli obbiettivi della repressione e i meccanismi attraverso cui si attua, tenere sempre presente a quali trasformazioni del comportamento e del carattere porta. E’ necessario demistificare i comportamenti cosiddetti più liberi e le teorie falsamente spregiudicate di una borghesia più illuminata, basati sempre sull’individualismo, sulle differenze di classe o di ruolo sociale, su ruoli e modelli imposti, su sistemi di valori che vengono inculcati sin dall’infanzia per proteggere l’egemonia culturale economica e politica della classe dei privilegiati. In questo senso vanno anche la superficialità che sull’argomento assumono certi giornali femminili, gli articoli su determinate riviste che si rivestono di una patina, di scientificità, libri che si basano su inchieste fatte in fretta e con metodi scarsamente significativi. Il tutto per imporre sulla sessualità “una visione commerciale, falsamente aperta e decisamente moralistica, per spegnere il potenziale rivoluzionario di molte recenti scoperte, per far passare un tipo di repressione indiretto, razionalizzato e forse anche più efficace. Ancora una volta la scienza borghese, sotto il mito della scientificità e dell’imparzialità, tenta di far passare i propri contenuti e la propria cultura per mantenere una società di sfruttamento, di privilegi e di potere. Questa volta facendo anche leva sul grande bisogno che c’è di sapere e di comprendere tutto quanto è legato alla nostra sensualità e alla nostra affettività, che rimangono comunque dei momenti fondamentali del nostro vivere sociale.

Riportiamo ora, a titolo esplicativo, un’analisi di due differenti metodi di ap-proccio al problema della sessualità, che, pur avendo apparentemente molti punti in comune, divergono sulla impostazione di fondo. E’ un esempio limitato (sarebbe forse più interessante una panoramica sulle differenti posizioni in tema di sessualità) eppure significativo di come possano essere “addomesticati” studi e scoperte che inizialmente avevano avuto un potere di rompente sovvertendo concezioni o mentalità tradizionali.  Alludo al lavoro di Wilhelm Reich e alle modificazioni che ha subito ad opera della scuola bioenergetica americana, che pure si definisce la prosecutrice degli studi dello scienzato austriaco. Bisogna riconoscere che Alexander Lowen, massimo esponente di questa scuola, amplia notevolmente il concetto reichiano di impotenza orgastica, articolandolo in modo dettagliato e preciso. La sofisticazione sessuale è una maschera che nasconde in realtà conflitti ed ansie. La sessualità diventa allora una esibizione e una prestazione. L’esigenza preponderante non è di soddisfare se stessi, ma di soddisfare a tutti i costi il partner. La paura della donna, nell’uomo, viene nascosta così dal desiderio di soddisfarla e la paura del successo da quella del fallimento.   Tra le cause individuate da Reich e precisate da Lowen ci sono i problemi con cui da bambini si è vissuta la fase e la pratica della masturbazione, i sensi di colpa legati ad essa e all’incapacità di “smettere”, nonostante la paura inculcata dagli adulti delle malattie e delle conseguenze sul piano fisico. La scoperta che il bambino intraprende del proprio corpo, delle sue funzioni, dei propri desideri viene colpevolizzata e bloccata. Il sesso diviene qualcosa di sporco, il piacere qualcosa di pericoloso, l’affettività qualcosa da soffocare, o per lo meno da controllare. D’accordo. Ma Lowen non aggiunge neppure una parola sulle cause sociali della scissione sesso-amore; non accenna nemmeno alla mercificazione della forza lavoro, e quindi dell’uomo, in una società basata sul profitto e sullo sfruttamento, la cui scala di valori vede al primo posto il potere economico. Nessuna parola, sui modelli culturali da cui deriva storicamente la concezione idealistica e romantica dell’amore, con la conseguente frattura tra il corpo (animalesco e riprovevole) e la mente (nobile e sublime). Niente nemmeno sui modelli sessuali che attraverso i mass-media ci impone  la società del consumismo: uomini superpotenti e sempre pronti, donne bellissime e incredibilmente sexy, amori facili, voglie continue, esperienze sensuali ed eccitanti. Questi modelli di sessualità, che non trovano il più pallido riscontro nella vita reale, vengono mitizzati, e come tali ci fanno sentire inadeguati nei loro confronti. Ma più ci sentiamo inadeguati, più li mitizziamo, in una spirale senza uscita, e più cerchiamo rifugio disperatamente nella sessualità come verifica della nostra identità e della nostra esistenza, col risultato ovvio di aumentare i livelli di insoddisfazione e di frustrazione.

Insomma in Lowen l’eziologia dell’angoscia sessuale si basa unicamente sul vissuto infantile e sulle difficoltà, più o meno superate dal bambino, di risolvere il rapporto edipico e di approdare alla “norma” di una felice sessualità. Anche nell’analisi del comportamento omosessuale, infatti, il filo portante è la condizione di “malattia” e di “anormalità”; e qui la norma, intesa in senso assoluto, continua ad essere strumento di esclusione sociale di tutti coloro che deviano dalle regole dominanti, vale a dire dalle regole della, cultura dominante. Anzi, Lowen costruisce addirittura una rigida scala in cui  Senso dell’individualità – Identificazione col corpo – Soddisfazione orgastica – Costruttività -vanno crescendo dall’omosessuale al bisessuale, all’omosessuale latente, all’eterosessuale, che è quindi AL DI SOPRA di tutti gli altri. Tra gli eterosessuali quello orgastico, poi, possiede “Corpo vivo e vibrante. Lineamenti armoniosi. Carnagione colorita. Occhi vivaci. Muscoli rilassati. Corpo morbido ed elastico.”

E chi è costretto a vivere nei quartieri sottoproletari delle nostre città? A subire l’endemica carenza dei servizi igienici e sanitari? A lottare duramente contro ritmi esasperanti di lavoro, contro  malattie professionali e nocività in fabbrica?

La visione della scuola bioenergetica è tipica della cultura americana: individualistica, astorica e slegata da qualsiasi riferimento sociale e politico. L ‘atteggiamento maschilista di Lowen ben lo dimostra laddove egli asserisce che tra uomo e donna c’è certamente parità, ma con solo delle piccole differenze, e cioè:

  1. a) L’eccitazione è più rapida nell’uomo perché si concentra sul pene, mentre nella donna si diffonde all’interno.
  2. b) Il pene, quale organo di penetrazione, giustifica l’iniziativa sessuale dei maschi.
  3. c) La maggiore muscolarità nell’uomo fa si che per lui il movimento sia più importante che per lei.
  4. d) Per lei è più importante la funzione di ricevere. Da cui un’aggressività ricettiva.
  5. e) E’ la donna che vuole sentirsi desiderata. Si eccita al desiderio di lui.
  6. f) Leggera dipendenza della donna perché “sta sotto”. Si adatta ai movimenti di lui.
  7. g) La. donna reagisce con ostilità alle debolezze dell’uomo o ad una carenza sessuale. Non accade l’inverso (meccanismo perché la donna si accoppi coi maschi migliori, per il miglioramento della razza).
  8. h) Una donna può tollerare più facilmente l’infedeltà sessuale che l’affetto per un’altra donna, per l’uomo è il contrario.
  9. i) L’uomo è il ponte nel mondo per la donna.

Nella scuola bioenergetica americana serpeggia (ma non tanto) un idealismo di fondo, in base al quale si introduce un modello di sanità astorico e assoluto. La rigidità e la meccanicità del modello e delle analisi non possono che esserne una logica conseguenza. Ma vediamo adesso qual’erano originariamente le scoperte e le teorie di Reich, e come sono state travisate nel modello bioenergetico americano.

Già negli anni ’30 Reich aveva posto la causa delle turbe sessuali e delle nevrosi più in generale nel divario tra bisogno di soddisfazione e capacità di raggiungerla, e aveva contrapposto alla Regolazione Morale Repressiva l’autoregolazione sessuo-economica. Da Freud la repressione sessuale era stata così giustificata: “la cultura e la civiltà possono esistere grazie alla rinuncia degli estinti” (energia sessuale sublimata). E’ vero – dice Reich, relativizzando il fenomeno – ma è vero solo per questa civiltà, patriarcale e autoritaria. La teoria sessuo-economica dimostra invece che agli impulsi antisociali si può rinunciare solo se esiste una soddisfazione sessuale corrispondente all’età. E che la sublimazione e possibile solo per gli impulsi pregenitali. D’altra parte l’esistenza degli impulsi “infantili” antisociali è dovuta alla mancata soddisfazione delle esigenze sessuali. La loro intensità dipende dall’intensità con cui vengono repressi bisogni ed esigenze sia dell’infanzia che dell’adolescenza. Questi impulsi antisociali, la rabbia, la paura, la ribellione, l’angoscia, devono venire anch’essi in qualche modo soffocati perché sono contrari alla “morale perbenista borghese” e minano le basi stesse dell’ordine sociale; sono quindi per lo più inconsci, ma certamente né innatibiologici. Il principio di realtà della morale coercitiva esige che il soddisfacimento delle esigenze sessuali venga posticipato fino a quando l’individuo non è adulto e maturo; vale a dire fino a quando l’individuo non è inserito nel sistema produttivo. Prima di allora l’individuo ha ben pochi diritti,e ben poca autonomia; per conquistarseli (anche se limitatamente) è disposto ad accettare la realtà di sfruttamento del sistema capitalistico così com’è, anche per un atteggiamento caratteriale gregario  cui viene condizionato sin da piccolo.  Secondo Reich, invece, gli istinti sessuali sono relativi e determinati dal tipo di società in cui si vive: in questa società essi sono stati resi perfettamente funzionali al potere. Vediamo come. La repressione dei bisogni biologici nasce quando una classe, possedendo i mezzi di produzione, conquista il potere; essa finisce per sopprimere o plasmare, imponendo una propria morale e una propria cultura, anche i bisogni naturali. Anche se questi bisogni non sembra che possano turbare direttamente l’assetto sociale imposto. Secondo Reich bisogna lottare anche contro tutto questo; lottare per trasformare il sistema educativo, per modificare profondamente il costume, per abbattere stereotipi e “ruoli” sessuali a cui sono legati sia la donna che l’uomo. Ma prima di tutto bisogna eliminare l’asservimento economico e autoritario imposto in particolar modo alle donne e ai bambini. E’ impressionante leggere quanto egli scrive ben 45 anni fa, a proposito delle false riforme sessuali che ben poco hanno alleviato dell’infelicità sessuale dell’uomo (nevrosi, malattie, prostituzione, aborti clandestini, delitti sessuali): “Gli aborti “criminali” e l’uso degli anticoncezionali si diffondono sempre di più, e intanto il movimento per la ritorna sessuale discute se, oltre a quelli medici, anche i fattori sociali vanno considerati tra le ragioni per permettere l’aborto”. Nella sessuologia conservatrice ha sempre dominato un atteggiamento moralistico. La sessualità pertanto andrebbe sviluppata nel quadro dell’ordinamento sociale (repressivo) e di adattamento a quell’ordinamento: dall’astinenza degli adolescenti al matrimonio monogamico, alla falsa liberalità, in cui comunque sia presente il concetto che l’abuso del rapporto sessuale è dannoso (per non parlare della masturbazione), che del sesso c’è sempre da vergognarsi, che non ci si può abbandonare completamente e che c’è bisogno per lo meno di un controllo della mente e della ragione su gli istinti e sul corpo. La falsa liberalità sessuale è quella che si o andata sviluppando di più fino ai giorni nostri, e ha portato un’esplosione delle problematiche sessuali senza che vi fossero contemporaneamente risposte e soluzioni adeguate. La repressione della sessualità e dell’affettività del bambino è rimasta la stessa, se addirittura non è aumentata,. l’oggettualizzazione dei rapporti ha assunto intensità drammatiche, la rigidità e la divisione tra i ruoli maschili e femminili ha portato uno scontro più aspro. Nonostante una maggiore possibilità, perciò, di rapporti sessuali completi (soprattutto però nelle classi medio-alte) dei giovani, è molto difficile che essi riescano a instaurare relazioni veramente soddisfacenti e che vivano la sessualità senza sensi di colpa. Tra le cause di tutto ciò è certamente un sistema pedagogico che ha cambiato soltanto la facciata, esterna ed una morale sessuale che, nonostante i tentativi di mistificazione, rimane repressiva e funzionale al sistema di potere attuale. La morale borghese, anzi, si è diffusa, sempre più. anche nelle classi subalterne otturando molto spesso le crepe che si aprivano in istituzioni così violentemente contraddittorie come la famiglia e la scuola.

Già a suo tempo Reich denunciava i fallimenti di squallidi tentativi di riforme sessuali che non avevano il coraggio di affrontare radicalmente il problema della miseria sessuale e di denunciarne le cause sociali. In una società sullo sfruttamento, sostiene Reich, non sarà possibile liberare la sessualità, almeno per due motivi:

        1) Il piacere sessuale è il più forte ed elementare piacere, perciò viene combattuto come e più degli altri.

        2) La necessità della riproduzione di forza lavoro fa nascere l’ideologia astratta della maternità felice e della procreazione.

Da qui la sessualità subordinata alla procreazione e la repressione della sessualità come piacere.

Per Reich la lotta rivoluzionaria contro la repressione sessuale si deve articolare, per quanto riguarda i suoi aspetti teorici:

  – nello studio della morale borghese repressiva

  – nell’indagine dei meccanismi psicologici caratteriali della repressione e della rimozione

  – nell’analisi del ruolo, delle strutture e delle contraddizioni della famiglia.

Se molte argomentazioni negli scritti di Reich ci appaiono legale alle condizioni storiche del momento, bisogna riconoscere che molte altre sono incredibilmente attuali. Basti pensare a quanto egli sosteneva sul “diritto non solo alla informazione, ma ad una piena e completa, sessualità anche per i giovani e, adeguata alla loro età, per i bambini”.

Queste rivendicazioni non sono, come spesso si è tentato di dire, né radical-libertarie, né marcuseggianti. Poggiano direttamente sulla scoperta che soffocare i bisogni di giocare liberamente, soffocare il desiderio sessuale e la volontà di libertà, crea le condizioni per preparare la gioventù alla sottomissione e alla accettazione passiva delle norme, per integrarla nell’apparato produttivo e nel mercato del lavoro, sin dall’infanzia, con un assoggettamento precoce. Poggiano sulla concezione che:

  1. a) I rapporti sociali agiscono sui bisogni umani e li trasformano
  2. b) Istinti e bisogni trasformati compongono l‘Ideologia sociale, che o una vera e propria forza materiale, capace di trasformazione delle strutture sociali.

E’ solo su questa strada, applicando il materialismo dialettico alla psicologia e alla sessuologia, e questi risultati alla politica, che è possibile costruire una psicologia sociale marxista; e non applicando il metodo psicanalitico ai problemi della sociologia, che diviene così psicologizzante e reazionaria.