Luciano Rispoli psicologia: La specificità Funzionale nell’intervento al disabile, abuso di pratiche riabilitative troppo centrate solo sull’handicap.

A cura di Luciano Rispoli

 

 

 

 

 

 

Attraverso questo interessante articolo scritto da Luciano Rispoli, possiamo capire al meglio come la comunicazione sia fondamentale all’interno della riabilitazione e che non bisogna mai separare la dimensione psicologica da quella corporea. 

La specificità Funzionale nell’intervento al disabile, abuso di pratiche riabilitative troppo centrate solo sull’handicap.

Gli interventi di riabilitazione si basano sui processi di comunicazione che si svolgono tra due persone; processi costituiti da numerosi “canali” attraverso i quali scorrono incessantemente messaggi nelle due direzioni. Oggi sappiamo che non è possibile considerare separati questi canali, così come non esiste una vera separatezza tra ciò che si definisce psichico e ciò che si definisce corporeo. Vi è non solo una profonda interconnessione tra questi aspetti della persona ma addirittura una sostanziale identità. 

La comunicazione è dunque come un fascio di vie interconnesse che uniscono chi comunica con chi riceve, chi insegna con chi apprende. Se guardiamo ad uno dei due soggetti in modo più particolare, noteremo che sotto l’aspetto più esterno c’è un mondo complesso ed estremamente articolato costituito da elementi a volte invisibili ad uno sguardo superficiale ed esterno. Differenti approcci psicologici in passato hanno affrontato questa difficoltà, ma si sono piuttosto soffermati ora sull’uno ora sull’altro aspetto del Sé. L’epistemologia Funzionale ci può venire in aiuto per affrontare il paradigma della complessità. Il punto di vista Funzionale costituisce il tentativo di guardare la realtà a tutto tondo, a 360 gradi, tenendo conto dell’interezza e dell’unitarietà della persona, senza però perdere la possibilità di scendere nei dettagli, di arrivare a livelli di analisi molto precisi. In genere le concezioni olistiche parlano sì di un tutt’uno ma restano nel vago e nel generico; la globalità che considerano risulta alla fine indistinta e confusa: tutto e niente.

Il concetto di Funzione, invece, permette di fare un salto verso una nuova epistemologia che tenga conto delle peculiarità dell’organismo vivente. Le Funzioni infatti, che in precise configurazioni esprimono tutti i comportamenti umani (Esperienze di Base o EBS), non sono le parti di un sistema, non sono distretti del corpo né singole istanze psichiche. E dunque non frammentano l’unitarietà del soggetto. L’epistemologia Funzionale supera la visione sistemica classica fatta di “pezzi” che, anche se intimamente collegati, sono pur sempre contrapponibili l’un l’altro. Nella prospettiva Funzionale le Esperienze di Base, (costituite da tutte le Funzioni del Sé in tutti i suoi piani: cognitivo, emotivo, posturale e fisiologico) rappresentano un interessante e innovativo modo di leggere tutti i comportamenti umani nella loro specificità. Se una persona è arrabbiata possiamo guardare tutte le sue Funzioni (espressione del viso, sguardo, voce, linguaggio, respiro e altre ancora) organizzarsi in modo specifico perché sia evidente la sua emozione di rabbia. Stiamo così osservando l’EBS Rabbia.

Allo stesso modo possiamo leggere tutti i comportamenti umani nella precisione di ogni suo componente o Funzione e nella loro globalità di espressione di comportamento o EBS. Nella storia di relazioni attraversate dalla persona nel percorso della sua vita le EBS possono alterarsi se i precedenti impatti con la realtà non sono stati positivi, se i bisogni del bambino (fondamentali per conservare la continuità della vita e del Sé) non sono stati pienamente soddisfatti. Se guardiamo la persona disabile, le cause che portano ad alterazioni del Sé e quindi delle EBS sono già insite nell’handicap che lo ha colpito, oltre che nella relazione con l’ambiente esterno. In questi casi abbiamo dunque due tipi di alterazioni delle Funzioni del Sé:

  • 1 Una crescita non paritaria di tutte le Funzioni- compromissione di alcune EBS Alcune Funzioni possono essere state colpite proprio dall’handicap: Funzioni motorie, Funzioni razionali-cognitive, Funzioni del linguaggio verbale. Questo comporta un’alterazione del Sé del disabile “a priori”. Ma, come sempre accade, le alterazioni non possono limitarsi solo ad alcune Funzioni bensì si allargano poi anche ad altri piani non colpiti dall’handicap.
  • 2 Alterazioni per ipercompensazione- compromissione di alcune EBS E’ normale che il disabile, nel suo svilupparsi, faccia affidamento maggiore su alcune Funzioni, rimaste integre, per compensare (almeno in parte) quelle colpite dall’handicap. Questi rappresentano altrettanti squilibri nell’organizzazione del Sé dovuti all’handicap (ai quali si aggiungono le alterazioni nate dall’interazione con l’ambiente). E, come si può facilmente dedurre gli squilibri delle Funzioni comportano uno squilibrio anche nelle EBS. E’ purtroppo scontato che, in relazione alle Funzioni che si sono arrestate nel fisiologico sviluppo. saranno limitate o impossibili quelle EBS che maggiormente sono rappresentate dalle Funzioni bloccate, “ammalate”.

Una rilevazione complessiva del Sé, a tutti i livelli Funzionali, evita uno degli errori più grossolani che troppo spesso si continua a commettere: accanirsi a rieducare il piano colpito, insistere a cercare di ripristinare la carenza in modo meccanico, come se fosse un fatto isolato e a se stante. Nella prospettiva Funzionale l’intervento, invece, per essere veramente efficace, deve riguardare soprattutto gli altri piani alterati ed oggetto di ipercompensazione. Una balbuzie si corregge molto più facilmente se si interviene sul respiro, sull’ansia, sulle tensioni muscolari alla gola, sull’emozione del mostrarsi, piuttosto che con i soli esercizi di logopedia. Una difficoltà apprenditiva in luciano rispoli psicologiamatematica non si risolve insistendo sugli errori logici ma aprendo il bambino alla creatività, facendolo spaziare nell’espressività artistica. L’intervento va dunque fatto sul complesso delle Funzioni, nel senso di una riconnessione e di una rimobilizzazione di tutte le Funzioni alterate così da aiutare anche più globalmente l’espressione delle EBS. I laboratori di riabilitazione devono condurre nella direzione di riequilibrare le alterazioni accumulatesi nel Sé, e non in quella di insistere sulle Funzioni colpite dall’handicap. Non ha senso fare attività per l’attività, ma è importante curare il modo dell’attività, riorganizzando l’intero insieme Funzionale del Sé secondo le indicazioni precise emerse dalla rilevazione effettuata. Senza troppo idealizzare le possibilità d’intervento, ammetteremo semplicemente che scompensi dovuti all’handicap e alla necessità di compensazione resteranno comunque, ma appariranno fortemente ridimensionati: non più ingigantiti, sclerotizzati e diffusi come durante i difficili anni dello sviluppo evolutivo.

Non dimentichiamoci che chi ha avuto a che fare con un handicap da piccolo ha dovuto farsi forza per superare ostacoli e difficoltà, ha dovuto sopperire in qualche modo alle mancanze, ha dovuto comunque crescere prima del tempo. Questo eccessivo peso sulle spalle è causa di un ulteriore squilibrio da compensazione che il disabile subisce. Un’attività tesa ad aiutare i disabili deve, dunque, tenere in conto questo ulteriore elemento. Bisogna evitare di sollecitare il soggetto a ulteriori sforzi, pur se nel tentativo di raggiungere risultati positivi e voluti; per lo meno, evitare di farlo nel primo periodo dell’intervento. Questi bambini, questi ragazzi, hanno innanzitutto un grande bisogno di potersi finalmente abbandonare, di allentare gli sforzi, di sentire che non hanno ulteriori pesanti “compiti” da assolvere. Prima di poter compiere nuovi sforzi hanno necessità di una pausa ristoratrice, hanno necessità di ricevere aiuto senza che gli sia chiesto nulla in cambio. In altri termini hanno bisogno di ricevere “nutrimento” puro, calore, attenzione, affetto, accudimento, ma senza altro scopo che non sia il ricevere. Il nutrimento permette di rafforzare il nucleo profondo della persona, di riparare, di recuperare Esperienze fondamentali per la vita: “Stare”, “Abbandonarsi a”, “Essere tenuti”, “Essere presi”. Direi che un atteggiamento iniziale di questo genere va indirizzato anche verso la famiglia del disabile. Anche la famiglia ha (spesso) compiuto sforzi eccezionali, ha vissuto preoccupazioni fuori del normale, è insomma in uno stato avanzato di “stress”.

L’autostima e i piccoli passi

L’Autostima, anche questa un’Esperienza di Base, è alla radice del successo di ogni impegno, di ogni sforzo. L’autostima può accrescersi solo proponendo alle persone piccoli passi che siano realmente alla loro portata; e questo tanto più per un disabile. Ottenere piccoli ma concreti successi rassicura e riaccende l’entusiasmo e l’impegno. Altrimenti può andare come ad Antonio, un ragazzo che mi fu portato a vedere come un caso notevolmente grave di ritardo mentale. In realtà il ragazzo non presentava nessun vero focolaio, nessuna lesione, alle indagini strumentali effettuate. Aveva chiaramente difficoltà motorie e difficoltà a concettualizzare. Ma al di sopra di tutto ciò si era innescata una sindrome d’ansia devastante, dovuta alla maniera tragica con cui la famiglia viveva le difficoltà del figlio. Lo si spingeva continuamente a cercare di superare difficoltà per lui insormontabili, ed Antonio si avviliva sempre più. Ad ogni ostacolo non superato, ad ogni insuccesso diveniva sempre più agitato e preoccupato, sempre più incapace di rimettere in cammino il suo sviluppo, i processi di apprendimento, la sua capacità di gestire situazioni e relazioni. I limiti Non bisogna considerare il disabile come una persona “diversa”.

Questa ben nota affermazione di principio acquista una luce nuova, una connotazione di particolare concretezza, quando la si osservi nella prospettiva del Funzionalismo. Sotto questo aspetto le differenze con le persone “normali” sono infatti sfumate, perché tutti abbiamo abilità e disabilità, tutti abbiamo Funzioni non completamente mobili, alterate, sclerotizzate. Inoltre tutti abbiamo dei “limiti” e impariamo a conviverci, naturalmente. 


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