Luciano Rispoli: Il paradigma psico-corporeo nei disturbi d’ansia

A cura di Luciano Rispoli

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Il paradigma psico-corporeo nei disturbi d’ansia

L’ansia
L’ansia è un sintomo particolarmente importante e significativo di uno stato alterato generale della persona. Ad esempio, è uno dei sintomi più presenti nello stato di stress cronico (di stress). E poiché oggi (con le ultime ricerche della psicologia Funzionale) possiamo misurare scientificamente il distress, possiamo valutare finalmente anche (non basandosi più sulle sensazioni soggettive) l’ansia di una persona. Ma oltre a una valutazione quantitativa, è interessante il poter oggi analizzare cosa sia l’ansia in una visione olistica, vederne i funzionamenti su tutti i piani del Sé.
Possiamo, dunque, tracciare un vero e proprio Diagramma Funzionale dell’ansia, con le Funzioni eccessivamente espanse (cerchi più grandi) o eccessivamente ritratte (cerchi piccoli), quelle ancora mobili (cerchi blu) e quelle stereotipate e non più corrispondenti alle situazioni esterne (cerchi rossi).

luciano rispoli psicologo

 

 

 

 

 

 

Diagramma Funzionale e Progetto terapeutico

Un diagramma di tal tipo permette non solo di analizzare il fenomeno ansia ma anche di approntare un Progetto di intervento preciso e calibrato. Basta guardare alle Funzioni alterate (e oramai sconnesse tra di loro) cercando di intervenire a modificarle il più possibile tutte, agendo (come abbiamo visto) sui vari sistemi integrati: con le parole ma anche con una terapia del tocco, del respiro, del movimento, delle posture, e con interventi che incidono profondamente sul sistema neurovegetativo e sul sistema neuroendocrino.

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Disturbi d’ansia

L’ansia possiamo considerarla anche come il filo denominatore di disturbi di varia gravità, che arrivano sino alla sindrome di Attacchi di Panico vera e propria (DAP). E anche per i DAP è possibile tracciare un Diagramma delle loro alterazioni.
Come si può notare dalla figura 6 ci sono molti punti in comune con i disfunzionamenti dell’ansia, ma anche notevoli differenze: le sensazioni non più tenute sotto controllo esplodono spaventevoli invadendo il soggetto, il respiro è più alterato, ricordi e fantasie peggiorano, la struttura del tempo collassa, progettualità e razionale arrivano a bloccarsi completamente, movimenti e posture si irrigidiscono, le paure sfociano nell’angoscia, le indecisioni diventano dubbi paralizzanti, la simpaticotonia più cronicizzata produce crolli vagotonici, c’è un sottofondo di rabbia compressa.luciano_rispoli
corrispondenti alle situazioni esterne (cerchi rossi). Da questo quadro emergono in modo chiaro i meccanismi e i disfunzionamenti centrali dei DAP .
Il Controllo si è dovuto sviluppare in modo eccessivo per tenere a bada (probabilmente sin dall’infanzia) paure vaganti e minacciose. E le sensazioni corporee dovevano essere chiuse perché richiamavano antiche paure.
Tutto sembra funzionare, anche per anni; ma arrivati a un determinato punto lo sforzo comincia a non essere più sostenibile. Il controllo (che non può essere tenuto così alto per tanto tempo) si va logorando e comincia a presentare dei veri e propri “buchi”. E allora riemergono violentemente le paure e le sensazioni corporee che, sepolte sino ad allora, si rivelano irriconoscibili e assumono aspetti spaventosi.

La terapia dei disturbi d’ansia
Cosa possiamo fare per curare i disturbi d’ansia e gli attacchi di panico? L’intervento che il Funzionalismo mette in atto si collega direttamente proprio ai funzionamenti di fondo messi in luce sia per l’attacco di panico sia per i disturbi d’ansia.
Ad esempio, risulta indispensabile in primis agire sul controllo, ridare alla persona la possibilità di allentare l’allarme e la perenne attivazione. Dobbiamo rendere morbido il controllo (e non rafforzarlo!), riaprendo momenti di profondo allentamento che permettono poi (quando è veramente necessario) un controllo davvero efficace.
Ma è importante agire anche sulle sensazioni corporee profonde. L’ansia brucia la nostra capacità di “sentirci”: ci sposta sempre troppo sull’esterno (come del resto fa molto la società di oggi). Invece il contatto con sé è fondamentale: sentire le proprie sensazioni profonde ci permette di orientarci nel mondo, di percepire cosa è buono per noi, con chi stiamo bene, quali siano le vere nostre appartenenze.

Dove agire?
Come interveniamo su questi funzionamenti?
Ritornando al concetto di sistemi integrati, oggi sappiamo di poter raggiungere livelli anche molto profondi agendo su punti di ingresso accessibili dall’esterno (di tipo “macro”), quali il tono muscolare di base, la muscolatura, il diaframma, la respirazione; ottenendo modificazioni anche sul “micro”, vale a dire il livello, neurovegetativo, neuronale, neuroendocrino. Solo in questo modo è possibile modificare veramente fino in fondo funzionamenti così alterati e recuperarne la pienezza e la capacità.

Il pensiero Funzionale ha aperto la conoscenza sui funzionamenti di fondo, con i suoi concetti epistemologicamente nuovi di Funzione, di Organizzazione, di Organismo, di Esperienze di Base, permettendo di intervenire su tutti i piani del Sé e di guardare in modo concreto e operativo a sistemi complessi e integrati quali sono tutti gli organismi viventi (individui, ma anche coppie, gruppi, comunità).
Agire sulle radici di comportamenti, emozioni, gesti e pensieri, agire sui funzionamenti di fondo e su tutti i livelli e sistemi psicocorporei, è la sfida del terzo millennio, perché permette interventi di a largo raggio, di ampio respiro sociale ma al contempo profondi ed efficaci. Si tratta di una sfida nuova, di una nuova frontiera per la salute e il benessere degli esseri umani.


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